Antonio Biasiucci

Tre Terzi

Sacrificio Tumulto Costellazioni
testi di Flavio Arensi, Maria Francesca Bonetti, Maurizio Braucci, Stefano De Matteis, Goffredo Fofi, Maria Antonella Fusco, Eduardo Cicelyn.

copertina
28 x 28 cm
192 pagine
104 fotografie in tricromia

ISBN 978-88-89412-33-6
€ 50,00
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Il libro, a cura dell’istituto nazionale per la grafica, offre uno spaccato particolare di conoscenza del percorso interiore e artistico del fotografo Antonio Biasiucci e delle ricerche iconiche ed espressive che, a partire dai primi anni ottanta, lo hanno condotto da un’indagine sulle proprie radici e sulla memoria personale, a quelle sulle origini dell’esistenza, sulla storia e sull’inesorabile destino dell’umanità.
il fotografo, nel corso dell’ultimo trentennio ha condotto una delle più significative e originali esperienze della ricerca fotografica italiana, rappresentandone attualmente una delle più alte espressioni. L’origine e la catastrofe, il dono e il sacrificio, la vita e la morte, la luce e l’ombra, sono i temi fondanti della poetica di Biasiucci, e ricorrenti nei vari cicli da lui realizzati, da Vapori a Magma, dalle Madri a Res e agli Ex voto, fino ai più recenti Volti e Pani.
temi intorno ai quali, con coerenza progettuale e rigore concettuale, si è svolta in questi anni la ricerca dell’artista, declinata nel tempo attraverso l’analisi e la rappresentazione di soggetti diversi (vacche, pani, vulcani, madri, teschi, pietre, volti, ex voto, ecc.) che, al di là della centralità che rivestono nell’ambito della cultura dell’italia meridionale e nella ritualità del mondo contadino, sono assunti da Biasiucci come elementi primari dell’esistenza e per i valori universali che esprimono, rimandando più in generale a miti e ad archetipi primordiali.
il titolo “tre terzi” fa riferimento ai tre capitoli in cui è stato raggruppato e diviso il suo lavoro nel libro e nelle sale espositive in cui si sviluppa la mostra in occasione della quale è stato concepito il volume – in tre stanze – come in altre esposizioni di Biasiucci (da il filo di Arianna, 1993 a La casa Madre, 2012)–, il lavoro dell’artista – il suo viaggio attraverso le profondità e le tracce indelebili della memoria – è ripensato e rielaborato in un nuovo site-specific, reinterpretato dall’artista stesso secondo quel processo creativo che è alla base di ogni sua nuova proposta e che si fonda sul modello di “laboratorio” mutuato dalle esperienze teatrali condotte, tra il 1987 e il 1993, con il suo unico vero maestro, Antonio neiwiller. un lavoro, quello di Biasiucci, che coniuga l’articolazione e la necessità della comunicazione di un pensiero attraverso un linguaggio, quello fotografico, che a sua volta si manifesta e sembra svelare la sua origine e specifica natura, attraverso la materia e la forma stessa delle opere, in una sorta di procedimento tautologico, o meglio nel continuo rimando metaforico – ex voto, come antiche lastre fotografiche o dagherrotipie; la magica apparizione di volti in un ambiente completamente al buio, come la rivelazione nel procedimento in camera oscura – che l’artista (ma Biasiucci è geneticamente e ostinatamente di madre lingua ‘fotografo’) opera nelle sue installazioni.



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