Enrico Rondoni

In Cina 1981-2011


copertina
16,5 x 19 cm
102 pagine
fotografie

ISBN 978-88-89412-57-2
€ 16,00
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Il ritorno nella Repubblica Popolare Cinese dopo trent’anni è stato la fonte ispiratrice di questo libro e della mostra che accompagna. Il Paese che Enrico Rondoni aveva visto e fotografato nel 1981 e nel 1983 si rivelava, nel 2010, un altro mondo. Erano passati solo tre decenni, ma sembrava fosse trascorso un secolo. La Cina dei primi reportage fotografici e giornalistici dell’autore usciva da un periodo politico non semplice. Mao Tse-Tung era morto cinque anni prima, il Paese era appena uscito dalla lotta per il potere tra la cosiddetta Banda dei Quattro e i riformatori di Deng Xiaoping che avevano avuto la meglio. Era iniziata la grande corsa modernizzatrice, il libero mercato controllato dal partito unico, che ha portato la Cina ai risultati di oggi. Un grande balzo, questa volta economico, che ha mostrato al mondo tutte le sue potenzialità nella spettacolare organizzazione dell’Expo Universale di Shanghai nel 2010. Il Paese che Rondoni aveva visitato nei primi anni ’80 (da Pechino a Shanghai, da Xi’an a Canton, da Chengdu a Kunming, da Hangzhou a Nanchino) era ancora immerso in una civiltà contadina dove le comuni del popolo, nonostante le quattro modernizzazioni volute da Deng, erano una realtà e uno dei luoghi che venivano fatti visitare con orgoglio. La differenza in quei primi anni ’80, rispetto al passato della rivoluzione culturale con le sue tragedie, era la possibilità di coltivare e vendere privatamente una parte di quanto prodotto. Colpiva però l’assenza di macchine agricole: il timore che il lavoro meccanizzato abbassasse la soglia dell’occupazione era grande. Anche le industrie erano arretrate di almeno cinquant’anni rispetto a quelle occidentali. Il turismo straniero era quasi inesistente e i Cinesi non potevano viaggiare all’interno del loro Paese. Il libro, quasi un diario, raccoglie le immagini di quei viaggi degli anni ottanta con una breve incursione nel 2010/2011. Come dice Arrigo Levi, che ha firmato la postfazione al libro “…non ha molto senso rimpiangere quel ‘Paese delle biciclette’ e dei poveri villaggi e modeste città di cui era disseminato il panorama cinese, di fronte alla Cina d’oggi, che ha sicuramente ancora molto da imparare dalle democrazie occidentali, ma che ha fatto uscire dalla povertà e dall’arretratezza centinaia di milioni di esseri umani.” Il reportage fotografico che l’autore ha voluto proporre sta nel confronto con un’epoca molto più lontana di quanto non indichino le date. Con ancora il ricordo dell’accoglienza di un tempo e la serenità nella modestia. Un’ospitalità rimasta immutata, ma come ovunque il ritmo frenetico cambia anche le espressioni nei volti.



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